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IL MATTINO
DALL’ INVIATO DANIELE DE CRESCENZO - Marcianise
23 ottobre 2006
Nel giorno di simulazione dell'eruzione del Vesuvio
nei comuni della zona rossa è stato il caos.
La pioggia caduta fin dalla notte di sabato ha fatto esplodere
una fogna, mandando in tilt il traffico sull'autostrada.
E ieri tutta la Campania si è svegliata in uno scenario
di frane, allagamenti, dissesti, caos. In provincia la situazione
si è rivelata drammatica, mentre a Napoli i danni
si sono ridotti a qualche caduta di cornicioni nel centro
storico. Il maltempo che si è abbattuto sulla Campania
ha creato molti ostacoli all'evacuazione dei 2000 sfollati
scelti per la
prova e ha fatto venire al pettine i nodi connessi al rischio
Vesuvio. Ottimo il lavoro dei volontari ma non sono mancate
le smagliature nel meccanismo di funzionamento. «Pensiamo
a New Orleans, nessuno era pronto: ma noi andremo avanti»,
ha detto Bertolaso. E nel catalogo a una delle mostre sul
Vesuvio, la dichiarazione d'amore del presidente Napolitano:
«Lo amo, ma non è una montagna innocua».
Arrivano al punto di raduno di via Aldo Moro a San Giorgio
con l'espressione delusa di chi, pronto alla scampagnata,
si sveglia con il diluvio. Ma dopo poco Caterina, il marito,
i due figli, le due zie e lo zio si riprendono e cominciano
a sorridere. Le formalità della registrazione dei
nomi si risolvono in pochi minuti: ai tavoli preparati per
accogliere i cento cittadini di San Giorgio che simulano
la fuga dalla lava del Vesuvio non c'è coda. I volontari
segnano i dati e distribuiscono succhi di frutta, caffè
e cornetti in busta. Ma tutti hanno già fatto colazione
e solo i più piccoli sembrano gradire i generi di
conforto. La famiglia Di Pasqua è arrivata al seguito
dello zio Ciro De Rosa, 67 anni, barbiere per professione,
volontario della protezione civile per passione. La moglie,
Anna Punzo, 66 anni, racconta: «Quello di Ciro per
il volontariato è una vero amore. Ad agosto si è
messo a disposizione per aiutare gli anziani, poi si è
inserito nel gruppo che sorveglia l'ingresso delle scuole.
Fa di tutto. E a volte per questo litighiamo anche: per
gli altri rischia di trascurare la famiglia. Ma non c'è
niente da fare». Anche la nipote Caterina Di Pasqua,
42 anni, casalinga, da una mano alle suore Crocefisse mentre
il marito, Luciano Di Pasqua, odontotecnico senza un lavoro
fisso fa il volontario per la Croce rossa. I figli Francesco,
16 anni, studente del professionale ed Emmanuele 11 anni,
iscritto alle medie, invece, hanno la passione per il nuoto.
Sul bus dormicchiano con la musica dell'Mp3 per compagnia.
Tutti insieme hanno deciso di partecipare all'esercitazione
prevista dal piano Mesimex con un centinaio di concittadini,
tutti presenti per scelta. La molla che li ha spinti a svegliarsi
alle 6 di mattina per presentarsi alle 8.30 puntuali al
centro di raduno è stata soprattutto la curiosità:
«Volevamo capire» bene di che si trattava».
«Ma se il Vesuvio veramente eruttasse - sostiene la
zia Anna - ci potrebbe salvare solo Dio». La scaramanzia
in questi casi è d'obbligo, anche se nessuno sembra
credere veramente che il vulcano possa seminare terrore
e morte. Quella del vulcano resta una presenza da blandire
ed esorcizzare, non un nemico da cui fuggire. Così
i Di Pasqua sono pronti ad ascoltare, a obbedire, a mettersi
in fila, ma sempre con l'aria di dire: «Tanto lo sappiamo
che non succederà mai. Il vulcano non ci tradirà».
Alle 8.30 i bus si mettono in moto, e i
volontari distribuiscono il programma della giornata. Poco
dopo, puntuale, il gruppo arriva nel parcheggio del Carrefour
di Marcianise, dove è stato allestito il campo di
raccolta. Arrivano anche i bus da Massa di Somma e da Cercola.
Tra i passeggeri Gennaro Esposto, 84 anni, uno dei protagonisti
delle Quattro Giornate di Napoli, e il sindaco di Cercola,
Giuseppe Gallo. Tra i disabili, c'è anche Mario Postiglione,
90 anni a gennaio, scampato all'eruzuone del Vesuvio del
'44. La famiglia Di Pasqua-De Rosa resta a guardare un filmato.
Francesco ed Emmanuele, i figli, si rifugiano nella tenda
dove gli esperti spiegano le manovre di rianimazione. Poi
mentre spunta qualche raggio di sole, i più piccoli
giocano a pallone mentre gli adulti girano tra gli stand.
All'una tutti a tavola: penne con il sugo, salsicce e pollo
arrosto con contorno di piselli, frutta mista, acqua e vino.
«Un buon menu», commenta Francesco. Nel pomeriggio
arrivano gli esperti inglesi e tutti insieme si guarda un
filmato sui rischi vulcanici. Alle cinque tutti di nuovo
sui bus. «Abbiamo fatto bene a non lasciarci scoraggiare
dal maltempo», è il commento dei Di Pasqua.
E gli altri intorno assentono.
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IL MATTINO
23 ottobre 2006
Dall’ Inviato Giampaolo Longo
Peccato. La grande simulazione ha messo a nudo fragilità,
carenze e scarso coordinamento. L'esercitazione per provare
come funziona il sistema organizzativo in caso di eruzione
del nostro vulcano ci ha rivelato quanta strada bisogna
ancora fare per raggiungere un livello appena sufficiente.
La protezione civile, i volontari, i vigili del fuoco hanno
lavorato a lungo e hanno lavorato anche bene affinchè
questa giornata servisse ad avere meno paura del Vesuvio
e a imparare a convivere con la natura, i suoi ritmi e i
suoi tempi. E un'esercitazione è sempre un'opera
positiva, perché scontiamo ritardi antichi nella
sensibilizzazione al problema eruzione. Ma lo sforzo messo
in campo non basta. Ieri mattina l'autostrada Napoli - Pompei
- Salerno è stata chiuso nel tratto Castellammare
- Torre Annunziata perché è andata fuori uso
una fogna. Può capitare. Anzi: ben venga un imprevisto,
così il finto esodo viene provato sul campo, con
le difficoltà del nostro territorio. Ma attorno a
quella fogna saltata e a quel tratto di autostrada chiuso,
il deserto delle istituzioni: migliaia di automobilisti
premevano per entrare sull'AS, pochissimi i cartelli e neanche
una divisa a spiegare. Che beffa, nel giorno della grande
simulazione. Non c'era un vigile urbano, non c'era un poliziotto,
non c'erano gli addetti dell'autostrada. Non è la
prima volta che i dirigenti dell'AS danno prova di desolante
inefficienza, inviando in ritardo, o non inviando proprio,
personale sui tratti da grande ingorgo: su questo sarebbe
bene che intervenisse il ministro alla Infrastrutture Antonio
Di Pietro, che ha già segnalato il caso tangenziale
di Napoli. Ma anche la prefettura non ha brillato nella
gestione della crisi. Una fogna che salta è un problema,
ma un Vesuvio che dovesse eruttare è un'emergenza
nazionale che non siamo ancora in grado di fronteggiare
pienamente.
Prendiamone atto.
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Chiusa l’A3,
traffico in provincia. L’esercitazione nel caos. Bertolaso:
andiamo avanti,non sarà come a New Orleans
FRANCO MANCUSI Prova riuscita, nel senso che i nodi del
piano Vesuvio sono venuti finalmente al pettine. Una giornata
campale. complice la pioggia che ha provocato frane, cedimenti,
allagamenti.
Difficile, in qualche caso impossibile, rispettare le tabelle
di marcia, dell'esodo dal vulcano: ritardi e caos nei collegamenti
fra strutture comunali e check-point della protezione civile.
Traffico in tilt nella mattinata, bloccate la Napoli –
Pompei - Salerno e la superstrada di allacciamento con le
vie di fuga della rete nazionale. Due o tre ore per fare
uscire i bus degli sfollati diretti ad Avelline, Capua,
Marcianise, Baronissi, Noia, Caivano dai Comuni costieri
della zona rossa. Molto da rifare, insomma, o almeno da
rivedere e ritoccare. Sperando che per la prossima esercitazione
vesuviana sul campo non passino inutilmente altri cinque
anni, così come è awenuto dopo l'ultima esperienza
di Portici, nel 2001. E veniamo alla cronaca della grande
fuga simulata. Poco male che ad accentuare i toni dell'emergenza
nell'operazione Vesuvio sia arrivato nella notte un violento
nubifragio autunnale. Pur fra mille ostacoli in più,
i duemila sfollati scelti per la prova di esodo (cento per
ogni Comune della zona rossa) sono stati trasferiti nei
sei centri regionali di accoglienza allestiti dalla protezione
civile e dalle regioni gemellate dal piano di solidarietà
nazionale, tutte in prima fila per generosità ed
efficienza. Abbracci, testimonianze di amicizia, brevi lezioni
di pronto soccorso, scambio di gadget, pranzo in allegria,
poi in serata il ritorno a casa, dopo il virtuale cessato
allarme dell'Osservatorio Vesuviano. Ora bisognerà
riflettere sui dati ufficiali, per tracciare un bilancio
dell'operazione. Nel bene e nel male, però, molte
indicazioni sono già evidenti. Nel bene, considerando
la tensione restituita all'opinione pubblica sugli aspetti
del rischio Vesuvio, dopo troppi anni incertezze e di colpevole
torpore. Nel male, avendo registrato molte smagliature nei
meccanismi di collegamento fra gli organismi centrali e
le realtà locali. Punti di forza, certamente, si
sono confermati i volontari, presenti diffusamente sul territorio,
in tutte le fasi della settimana di operazioni. Novità
di grande interesse, inoltre, il primo intervento di protezione
effettuato sulle opere d'arte e sull'edificio dell'antica
villa augustea di Somma Vesuviana: un caso di assoluta avanguardia
e di prestigio internazionale. In negativo altri aspetti,
sui quali evidentemente si potrà recuperare in tempo
per la prossima esercitazione: maggiore sicurezza delle
vie di fuga, più diffusa e incisiva segnaletica stradale
dell'emergenza (nella prova di ieri ha funzionato soltanto
nell'ambito del piccolo Comune di Massa di Somma), più
capacità d'informazione dei dati relativi alle prove
tecniche di fuga e, in generale, alla gestione dell'emergenza
simulata. «Nessuno
deve sentirsi estraneo a questo problema: gli abitanti della
zona rossa sono più coinvolti, ma penso alla cenere
caduta a Napoli in passato e anche chi vive a Roma dovrà
preoccuparsi per l'eruzione», ha spiegato Guido Bertolaso,
capo della protezione civile, nel corso dell'ultimo vertice
in prefettura. «Pensiamo alla tragedia di New Orleans:
il sindaco disse "andatevene". Punto. Nessuno
pensò di organizzare i soccorsi. Noi, quando sarà
il momento, diremo "andiamocene". E i risultati
saranno completamente diversi, grazie alla collaborazione
di tutti e a un gioco di squadra eccezionale».
da Il Mattino di Napoli
23 ottobre 2006